Scritto da: Annibale Formica | 3 luglio 2020

La Burocrazia figlia della cattiva politica

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Il Parco del Pollino, quasi un caso di studio

In Italia i cattivi o i mancati risultati vengono, in modo astratto, scaricati, quasi sempre, sulla burocrazia, utilizzata, in ogni emergenza, come bersaglio di qualsiasi incapacità, insuccesso, ritardo, impedimento. La burocrazia diventa un luogo dove vengono fatte scomparire, nascondere le malefatte, le cattive gestioni. In questo tempo concitatissimo della pandemia, davanti al dramma sofferto per la salute singola e collettiva e per la economia, fornisce materia a un dibattito infuocato.

Si sta lavorando in questi giorni al decreto semplificazioni, «madre di tutte le riforme».
Viene considerato «una priorità, fondamentale per accelerare la messa a terra degli investimenti». Serve a togliere il freno allo sviluppo: la cosiddetta «burocrazia difensiva».
Si pensa di cambiare il reato di abuso d’ufficio e di abolire il codice degli appalti.
La sburocratizzazione delle opere pubbliche e del rapporto con i cittadini e le imprese, insieme alla digitalizzazione, è ritenuta centrale nella strategia del piano di rilancio dell’Italia, di cui si parla. Anche l’Unione europea raccomanda di riformare e di modernizzare il Paese.
A porre mano a tutto ciò dev’essere necessariamente la politica, ovvero la più diretta e principale causa della «odiata burocrazia», dichiarata responsabile di tutti i mali e dei disastri, nei quali siamo rovinosamente caduti e dai quali ci riesce difficile rialzarci. (continua)

Articolo pubblicato sul sito “vglobale.it”, il 30 Giugno 2020.

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