Scritto da: Annibale Formica | 2 settembre 2019

Serve una nuova resistenza

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Mantenere l’antico rapporto con la terra, che, come ritiene Rudolf Steiner, è «la più complessa opera d’arte che l’uomo continua a plasmare» e che, come si legge nel saggio di Remo Bodei e Sergio Givone sulla terza Beatitudine, con ispirazione al neoumanesimo di Hans Jonas, bisogna custodire, «opponendo, alla rapace violenza del dominio, la misura, la cura, insomma, la mitezza dell’ospite».

Per effetto dei cambiamenti climatici e delle così alte temperature, mai percepite a San Paolo Albanese, Shën Palji, il mio paese, a 848 metri s.l.m., dirimpetto al massiccio montuoso del Pollino, l’estate di quest’anno è stata dura persino qui.
Tutto avviene, mentre le più grandi foreste del pianeta Terra continuano a bruciare. Per mantenere attivo il corpo, per liberare la mente, per aprirla alle idee, per rinverdire la memoria, intanto, io faccio giornalmente lunghe camminate in campagna.
Nella sua rubrica settimanale su «il Venerdì», di qualche giorno fa, Umberto Galimberti sostiene la necessità di «una terapia delle idee». Spiega che «alla mente le idee piacciono» e nella vecchiaia bisogna coltivarle, non solo per ritardare il declino delle funzioni cerebrali come si è soliti ritenere, ma
perché rigirare le idee, smontarle, sostituirle, cambiarle, invece di lasciarle logorare e irrigidire nei luoghi comuni e nelle convenzioni, è il modo migliore per sentirsi vivi nella vecchiaia. (continua)

Articolo pubblicato sul sito “vglobale.it”, il 1 Settembre 2019.

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