Scritto da: Annibale Formica | 17 novembre 2018

Basilicata, la trappola finale

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Il no alle pluriclassi. A San Paolo Albanese non esiste più una scuola. Nel Comune di 270 abitanti e di «culle vuote», la comunità etnico-linguistica arbëreshe ha perso, ormai da diversi anni, questo presidio del paese. Eppure «prima di aprirsi al turismo gli abitanti del posto devono lavorare sulla propria identità culturale, conoscere il territorio fin dall’età scolastica», raccomanda il consigliere del Mibact per la Sostenibilità nel turismo.
I vecchi tratturi, anche se abbandonati, sono ancora pieni di segni del passato, di tracce dei contadini, dei pastori, che non ci sono più. Il territorio e il paesaggio sono intrisi di bellezza e fragilità insieme e sono sempre più scompensati, indifesi, relitti. A viverli, si sente forte il dovere e il desiderio o, meglio, l’ostinazione e la rabbia di partecipare per resistere, per non arrendersi, per non restare esclusi, per lottare ancora per un’idea di futuro. Qui i ricordi sono più veri della realtà, anzi sono l’unica realtà, mentre provoca affanno riflettere sul senso di comunità, sul diritto di cittadinanza, sul futuro della montagna, sulla cultura dei luoghi, sulla lingua madre.
In questi borghi abitati da piccole comunità, da minoranze etnico-linguistiche, si arranca, si è sempre in grave ritardo rispetto al futuro. Si spera in un «futuro di ritorno» per investire in ricordi perennemente in bilico con l’oblio. C’è tanto bisogno di raccontare e di raccontarsi, ma, alla fine, non rimane più nessuno, uno che ti possa raccontare una storia, neanche un venditore di utopie. (continua)

Articolo pubblicato sul sito “vglobale.it”, il 27 Gennaio 2018.

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