Scritto da: Annibale Formica | 5 luglio 2015

Il pino loricato testimone silenzioso della nostra storia

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Mi è capitato di ascoltare, qualche mese fa, i conduttori di un programma radiofonico interrogarsi, tra il serio e il faceto, sulla Lucania, sul suo territorio, sulle sue genti, sulla sua storia. Per me è suonato immediatamente come un invito a riflettere per comprendere meglio il valore e il fascino della mia terra, della mia regione. Sono andato, così, a ripassare, con rinnovata curiosità, in un andirivieni tra presente e passato, la storia di un territorio, un tempo molto vasto, quello dell’Antica Lucania, tra il fiume Coscile e il Sele, tra il mar Jonio e il Tirreno, abitata dai Lucani, dagli Enotri, poi dai Greci e dai Romani; un territorio che, oggi, comprende i tre più grandi parchi naturali nazionali del Sud: il Cilento-Vallo del Diano, l’Appennino Lucano e il Pollino. Alcuni anni fa, tra vecchi libri, enciclopedia e documenti in internet, ero andato alla ricerca della cosiddetta Via Istmica, quella tra lo Jonio e il Tirreno, percorsa dagli Ausoni, dagli Enotri, dai Greci e dai Romani, poi dai monaci basiliani, che alcuni studiosi indicavano come la direttrice da Sibari a Cirella, lungo il fiume Esaro, le gole del Rosa, sotto le vette della Mula e della Montea. (continua)

Articolo pubblicato su “Il Quotidiano del Sud, Edizione Basilicata”, il 5 Luglio 2015

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