
Land art, arte ecologica, arte contemporanea, cultura, scienza e natura.
Mi inducono a riflessione e a rispetto le grandi leggi del cosmo, l’intricata ingegneria delle ragnatele e i “Moai”, le statue giganti dell’isola di Pasqua richiamate all’attenzione del mondo dallo tsunami provocato dal recente terremoto del Cile.
Ho cercato, in questi giorni, di documentarmi, di rendermi consapevole e di costruirmi un percorso, entro il quale poter interpretare le ragioni e i linguaggi espressivi di un disegno concettuale molto distante dal mio punto di vista e dal mio modo di pensare e di percepire la natura, il paesaggio.
Ho un debito di vanità, di orgoglio e di incoerenza da saldare per aver pensato cose significative e rilevanti e non essere riuscito a comunicarle come meritavano, ma soprattutto a coltivarle con la dovuta saggezza.
Nel fossato del Castello Svevo di Bari, in un luogo antico, pieno di storia, una grande mostra di arte contemporanea, curata da Achille Bonito Oliva, ha restituito un monumento del passato alla vita della città, senza ricorrere ad un museo.Si è pensato di diffondere l’arte, valorizzando i contesti architettonici e urbanistici esistenti, migliorando le capacità attrattive del territorio.
Reinterpretando in termini nuovi l’identità della città, l’arte contemporanea ha “occupato creativamente” un luogo storico, fornendogli uno sguardo differente e una capacità di dialogo culturale tra passato, presente e futuro. (continua)
Articolo pubblicato su “Il Quotidiano della Basilicata”, il 18 Aprile 2010
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