Scritto da: Annibale Formica | 5 gennaio 2010

La fruizione del Parco e la biodiversità

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Sullo sfondo di uno scenario di multicolori prati di primavera e foglie d’autunno ho messo insieme appunti, letture e apprendimenti sulla biodiversità, osservazioni personali sul campo e percezioni emotive ed ho cercato di rappresentare, di simulare la mia fruizione del Parco.

Mi sono dedicato spesso ad osservare da vicino la vita dei miei compaesani e dei loro linguaggi ed ho constatato come la loro vita e la mia siano fortemente e intimamente connesse alla vita delle “cose”, delle specie vegetali, delle colture, degli ambienti naturali e dei paesaggi e come tutto ciò formi “anelli di continuità tra generazioni” e “raccordi tra civiltà umane e natura” (cfr. : “La vita delle cose” di Remo Bodei, Laterza 2009).
Tramite le sue genti, la sua natura, la varietà delle sue specie, perciò, il Pollino mi offre l’opportunità di vivere e di raccontare la origine e l’evoluzione del suo paesaggio naturale, geologico, geomorfologico, vegetale e la comparsa e la storia dell’uomo (cfr.: “Siamo tutti pastori”, Annibale Formica, il Quotidiano della Basilicata del 7 giugno 2009).
Ricordo la primavera del 2008 e le campagne, i terreni coperti da verdi manti erbosi e da estesi cuscini di fiori bianchi, gialli, arancione, rossi, viola, lilla.
I cambiamenti climatici avevano fatto anticipare la fioritura di peri, meli, biancospini, ginestre, margherite, papaveri, malva, sulla, gigli, gladioli, narcisi, cardi, fiordalisi: di molte e diverse specie botaniche, tutte insieme e contemporaneamente esplose all’aria, alla luce e al sole. (continua)

Intervento al Convegno su “La biodiversità vegetale del Pollino”, organizzato dall’ALSIA a Rotonda il 21 novembre 2009

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