Scritto da: Annibale Formica | 8 gennaio 2009

Lettera aperta

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Un insieme di fatti e di circostanze accompagnate da iniziative di questi giorni molto singolari e fortemente discutibili dal punto di vista sia della correttezza sia, forse, della liceità, mi fa ritenere doveroso esporre, per rispetto alle cose, alle quali ho sempre creduto ed ho sempre tenuto, e alle cause per le quali mi sono sempre speso (letteralmente dissanguandomi), le mie esperienze alla direzione del Parco Nazionale del Pollino negli anni 1995-2002.

Ho timore che il tempo possa far perdere traccia, cancellando l’esatta conoscenza di tutto il bene e di tutto il male, che alcuni, nell’ambito delle proprie responsabilità e delle condizioni date, sono stati capaci, anche inavvertitamente, di commettere, facendo grave danno non tanto alla storia (la storia di uomini come me, infatti, nessuno la conosce, nessuno è interessato a conoscerla, nessuno la ricorda, nessuno la racconta), quanto agli interessi sia personali sia generali di tutti, compresi, cioè, quelli relativi al cosiddetto “bene comune”.
Nell’esposizione faccio costante riferimento ad atti, che possano servire per una consultazione diretta, non mediata dai tanti “vati” che popolano il Pollino e che, come tali, più che esperti sono e si propongono come veri e propri “stregoni”.
Ho sempre creduto e credo sempre di più che la mia terra, il Pollino, e la comunità, la piccolissima comunità arbëreshe di San Paolo Albanese, nella quale sono nato, sono stato educato, sono cresciuto, mi sono formato, ho radici, identità e cultura e dove sono conosciuto e riconosciuto, abbiano bisogno di testimonianze. Mi impegno, perciò, a proseguire l’esposizione, implementandola nel tempo, di molte testimonianze, il più possibili vere, spontanee, autentiche, significative e, soprattutto, utili, utili a tutti, utili al prossimo, ai figli, alle generazioni che seguiranno,

Il 21 ottobre 2002, il giorno dopo la scadenza del mio contratto di direttore dell’Ente del Parco Nazionale del Pollino, in occasione di una manifestazione a Campotenese sono state fatte alcune dichiarazioni, lasciate pubblicate, poi, a futura memoria, sul sito ufficiale dell’Ente (leggi qui), molto critiche sulla efficienza e l’efficacia della passata direzione dell’Ente.

Ho cercato di dare subito un primo immediato riscontro a quelle insolite, non fosse altro perché postume, valutazioni, che mi investivano in modo molto grave e punitivo sotto l’aspetto sia morale sia materiale (per chiunque si sia trovato a fare una negativa esperienza di direttore di parco, figura completamente nuova ed insolita nel mercato delle professioni, non è semplice trovare opportunità professionali in una piccola Regione come la Basilicata). Ho reagito, cioè, con una lettera aperta (leggi qui), inviata a tutti gli indirizzi possibili, nel tentativo di evitare a me i danni, di cui  ancora oggi subisco conseguenze, e al Pollino, come parco e come territorio, una deriva inarrestabile, senza che alcun responsabile renda mai conto del proprio operato.
Nessuno ha risposto, finora, a quella mia lettera (forse nessuno l’ha mai letta), né per esprimermi una solidarietà, né per, eventualmente, accusarmi di diffondere notizie false e tendenziose.

Stessa sorte è stata riservata successivamente alla nota e ai relativi allegati, del 15 maggio 2004, di risposta (leggi qui) alla richiesta dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, con nota prot. n. 1806 del 16 marzo 2004, di controdedurre alla “Relazione, del 28 settembre 2003, sulla verifica amministrativo-contabile della Ragioneria Generale dello Stato” e alla “Relazione, del 12 dicembre 2003, sulla gestione finanziaria degli Enti Parco, approvata dalla Corte dei Conti, con Determinazione n. 86/2003”.

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