Scritto da: Annibale Formica | 12 dicembre 2008

L’attuale crisi e il destino dei Parchi

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Ho ripreso a sfogliare, in queste settimane, due libri, di una decina di anni fa: “Un’economia per il bene comune” di H.E.Daly – J.B. Cobb Jr e “Ecosofia” di Arne Naess. L’uno spiega “il nuovo paradigma economico orientato verso la comunità, l’ambiente e un futuro ecologicamente sostenibile”; l’altro richiama i valori di “ecologia, società e stili di vita”.
Rileggendoli alla luce della attuale crisi finanziaria, economica, sociale ed ambientale, che, a detta di tutti, è innegabilmente una grave crisi di sistema, mi sono chiesto cosa ci sia, oggi, di nuovo che già non si sapesse, non si capisse, non si immaginasse e non si aspettasse.
Le Istituzioni, l’ONU, gli USA, l’UE, l’Italia, e l’opinione pubblica mondiale, tutti, a vario titolo e con diverse sensibilità, sono convinti che la recessione  economica e le emergenze ambientali, a partire da quelle climatiche, debbano trovare soluzioni radicali e definitive nella  ecologia, nelle energie rinnovabili, nella ricerca, nelle innovazioni tecnologiche, nello stimolo allo sviluppo durevole e alle compatibilità ambientali.
Zygmunt Bauman dice che è arrivata l’ora di costruire il “Pianeta sociale” e che per superare la crisi di sistema, in cui il mondo è piombato, bisogna arrestare al più presto il declino ambientale e la crescita del divario tra ricchi e poveri.
L’Italia, per esempio, secondo l’Ocse, è salita ai primi posti delle disuguaglianze sociali, con ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri e una classe media quasi spazzata via. (continua)

Articolo pubblicato su “Il Quotidiano della Basilicata”, il 10 dicembre 2008

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