Scritto da: Annibale Formica | 1 dicembre 2020

Così piccoli così essenziali alla vita

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Se la natura degradasse oltre i limiti delle sue capacità di rinnovamento, saremmo privati di servizi ecosistemici essenziali, quali: la qualità di aria, acqua e suolo. Le api e gli insetti sono tra i migliori indicatori di qualità ambientale e possono essere utilizzate per valutare la sostenibilità della nuova Politica agricola

Con la loro natura, con le funzioni e le attività che svolgono, con i loro modi di lavorare, di produrre, di muoversi e di avere relazioni, costituiscono linee di connessione tra specie viventi, tra geografie, habitat e luoghi. La maggior parte di loro è essenziale alla vita dell’umanità e del pianeta. Alcuni, in particolare, forniscono benefici diretti alla salute del corpo umano. Sono gli insetti. Quelli che conosco, che ho imparato a conoscere nel corso degli anni, appartengono a situazioni, a vicende o a interessi, quali il lavoro, l’ambiente, il paesaggio rurale, la campagna, le piante, i fiori, le erbe, di cui mi sono occupato, di cui mi sono informato per sapere, di cui ho cercato di comprendere la ecologia. E sono rigorosamente conservati in memoria come storie personali, che provo a raccontare. (continua)

Articolo pubblicato sul sito “vglobale.it”, il 1 Dicembre 2020.

Scritto da: Annibale Formica | 30 novembre 2020

Senza il «sistema» biodiversità non c’è vita

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La vita di tutti gli esseri viventi è un fenomeno sistemico

I cambiamenti radicali dei processi dell’ecosistema determinano l’estinzione di un considerevole numero di specie viventi, a causa della distruzione del loro habitat naturale, minacciando, così, l’integrità del sistema terrestre nel suo insieme

Gli studi sulla vita segreta delle piante, condotti da Stefano Mancuso, direttore del laboratorio Internazionale di Neurobiologia vegetale e insegnante di arboricoltura generale e etologia vegetale a Firenze, ci dicono che le piante, per sopravvivere si spostano. Ci dicono anche che gli alberi nutrono i semi come farebbero i genitori con un bimbo. Un bosco, spiega Mancuso, in un’intervista di Walter Veltroni sul «Corriere della Sera» del 19 giugno 2019, è un organismo unico, una rete di piante connesse le une con le altre, attraverso le radici.
Attraverso le radici le piante si scambiano informazioni sullo stato dell’ambiente e si scambiano nutrienti, acqua. Un seme, che cade in una foresta, per crescere è alimentato dagli alberi adulti attraverso le connessioni radicali. La sopravvivenza dei singoli individui riguarda l’intera comunità dei viventi. La vita di tutti gli esseri viventi va vista, cioè, come un fenomeno sistemico. Lo sviluppo del mondo e dell’umanità va inquadrata, perciò, in una visione necessariamente sistemica. (continua)

Articolo pubblicato sul sito “vglobale.it”, il 30 Novembre 2020.

Scritto da: Annibale Formica | 28 ottobre 2020

Pollino, biodiversità e “servizi ecosistemici”

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Conoscere e conservarne la ricchezza è un’esigenza imprescindibile per garantire il futuro del territorio e dei suoi abitanti

Il cielo è grigio stamattina. Le vedute dei panorami sono sfocate. Si apre allo sguardo una campagna autunnale con vecchi ex-coltivi abbandonati, con vigne che non ci sono più perché espiantate decenni fa, con gli uliveti lasciati incolti e inselvatichiti. Spazi sempre più ampi si sono liberati, da anni, per piante ed erbe spontanee, aromatiche, mangerecce, medicinali.

Lungo gli argini e nei terreni abbandonati abbondano, in questi giorni, il “finocchietto selvatico” e le piante di “rosmarino” e di “nepeta”, una menta in piena fioritura particolarmente odorosa. Tutto l’opposto di ieri: cielo terso, sole e luce da est di prima mattina, splendente e radente sulle case, sui monti, sul bosco, sul paesaggio, sull’orizzonte disegnato dai 2267 metri del Dolcedorme, la vetta più alta di tutto l’Appennino meridionale, dai 2248 metri del Monte Pollino e dalle altre vette: Serra delle Ciavole, di Crispo, del Prete. (continua)

Articolo pubblicato sulla rivista “Agrifoglio”, n. 100, Ottobre 2020.

Scritto da: Annibale Formica | 1 settembre 2020

Un amore da rinnovare

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L’ecosistema naturale ed umano e la millenaria reciproca convivenza. Un «incidente» apre la riflessione sul rapporto uomoanimale. Dalle Alpi agli Appennini

Al mio primo giorno di vacanza in Val di Non, quest’anno, ho ripreso a camminare sul sentiero «Dria al fos» che va da Cavareno ai laghetti del Masi di Ruffrè. È una camminata di un paio di km, tutta in piano, all’ombra di un fittissimo bosco, lungo un costone che si affaccia sul vallone dove scorre il rio Linor. È il tracciato di un vecchio canale irriguo costruito nel 1785. Mi compare all’improvviso un grosso cane bianco, forse un cane pastore maremmano (non ho avuto il tempo di inquadrarlo/osservarlo), che mi salta addosso graffiandomi tutta la gamba destra e, soprattutto, facendomi sobbalzare e gridare per la paura. Per fortuna a pochi metri seguiva la proprietaria, una donna anziana, con un viso ed un comportamento che ometto di descrivere, la quale richiama la bestia e cerca di tranquillizzare me, dicendomi che la «bestiola» voleva solo giocare. Ho avuto attimi di ira, ma non ho commentato. (continua)

Articolo pubblicato sul sito “vglobale.it”, il 1 Settembre 2020.

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Nel programma 2020/2021 il recupero di tradizioni e semi antichi, la lotta allo spreco alimentare e un nuovo itinerario della biodiversità

Una intensa e mirata azione di animazione territoriale sarà al centro delle prossime azioni della Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo ed alimentare dell’area sud della Basilicata (Pollino–Lagonegrese). E’ quanto prevede il programma 2020/2021 approvato all’unanimità dall’Assemblea, svolta questa volta in videoconferenza sulla piattaforma dell’ALSIA.
Con un disegno e un approccio integrati, l’idea è quella di coinvolgere la Comunità del Cibo, gli enti, le istituzioni, le aziende, le associazioni, le scuole, i fruitori e la rete delle alleanze in una azione comune di tutela e di valorizzazione del territorio rurale e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare. (continua)

Articolo pubblicato sulla rivista “Agrifoglio”, n. 98, Agosto 2020.

Scritto da: Annibale Formica | 3 luglio 2020

La Burocrazia figlia della cattiva politica

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Il Parco del Pollino, quasi un caso di studio

In Italia i cattivi o i mancati risultati vengono, in modo astratto, scaricati, quasi sempre, sulla burocrazia, utilizzata, in ogni emergenza, come bersaglio di qualsiasi incapacità, insuccesso, ritardo, impedimento. La burocrazia diventa un luogo dove vengono fatte scomparire, nascondere le malefatte, le cattive gestioni. In questo tempo concitatissimo della pandemia, davanti al dramma sofferto per la salute singola e collettiva e per la economia, fornisce materia a un dibattito infuocato.

Si sta lavorando in questi giorni al decreto semplificazioni, «madre di tutte le riforme».
Viene considerato «una priorità, fondamentale per accelerare la messa a terra degli investimenti». Serve a togliere il freno allo sviluppo: la cosiddetta «burocrazia difensiva».
Si pensa di cambiare il reato di abuso d’ufficio e di abolire il codice degli appalti.
La sburocratizzazione delle opere pubbliche e del rapporto con i cittadini e le imprese, insieme alla digitalizzazione, è ritenuta centrale nella strategia del piano di rilancio dell’Italia, di cui si parla. Anche l’Unione europea raccomanda di riformare e di modernizzare il Paese.
A porre mano a tutto ciò dev’essere necessariamente la politica, ovvero la più diretta e principale causa della «odiata burocrazia», dichiarata responsabile di tutti i mali e dei disastri, nei quali siamo rovinosamente caduti e dai quali ci riesce difficile rialzarci. (continua)

Articolo pubblicato sul sito “vglobale.it”, il 30 Giugno 2020.

Scritto da: Annibale Formica | 3 luglio 2020

San Paolo Albanese. La festa “Croce e Basilico”

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La festa “Croce e Basilico” è stata la rappresentazione di vari momenti di vita della comunità arbëreshe Shen Paljit, messi insieme, il 22 settembre 2019, nel Festival del cibo e delle tradizioni.
Componendo in un’unica visione la religiosità, il cibo, la tradizione, il patrimonio culturale e naturale, la biodiversità e il paesaggio, il risultato è stato l’emergere di una qualità della vita, di un ambiente, di una ricchezza di biodiversità naturale e culturale, di un mondo arbëresh, la cui identità e la cui diversità si sono dimostrate grande simbolo di convivenza, di integrazione, di sostenibilità.
L’itinerario, il percorso, la visita e la offerta di eccellenze e di tipicità sono stati di grande e suggestivo impatto sia sugli abitanti sia sui visitatori. (continua)

Articolo pubblicato sulla rivista “Katundi Ynë”, Gennaio 2020, n. 165.

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