Scritto da: Annibale Formica | 3 luglio 2020

La Burocrazia figlia della cattiva politica

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Il Parco del Pollino, quasi un caso di studio

In Italia i cattivi o i mancati risultati vengono, in modo astratto, scaricati, quasi sempre, sulla burocrazia, utilizzata, in ogni emergenza, come bersaglio di qualsiasi incapacità, insuccesso, ritardo, impedimento. La burocrazia diventa un luogo dove vengono fatte scomparire, nascondere le malefatte, le cattive gestioni. In questo tempo concitatissimo della pandemia, davanti al dramma sofferto per la salute singola e collettiva e per la economia, fornisce materia a un dibattito infuocato.

Si sta lavorando in questi giorni al decreto semplificazioni, «madre di tutte le riforme».
Viene considerato «una priorità, fondamentale per accelerare la messa a terra degli investimenti». Serve a togliere il freno allo sviluppo: la cosiddetta «burocrazia difensiva».
Si pensa di cambiare il reato di abuso d’ufficio e di abolire il codice degli appalti.
La sburocratizzazione delle opere pubbliche e del rapporto con i cittadini e le imprese, insieme alla digitalizzazione, è ritenuta centrale nella strategia del piano di rilancio dell’Italia, di cui si parla. Anche l’Unione europea raccomanda di riformare e di modernizzare il Paese.
A porre mano a tutto ciò dev’essere necessariamente la politica, ovvero la più diretta e principale causa della «odiata burocrazia», dichiarata responsabile di tutti i mali e dei disastri, nei quali siamo rovinosamente caduti e dai quali ci riesce difficile rialzarci. (continua)

Articolo pubblicato sul sito “vglobale.it”, il 30 Giugno 2020.

Scritto da: Annibale Formica | 3 luglio 2020

San Paolo Albanese. La festa “Croce e Basilico”

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La festa “Croce e Basilico” è stata la rappresentazione di vari momenti di vita della comunità arbëreshe Shen Paljit, messi insieme, il 22 settembre 2019, nel Festival del cibo e delle tradizioni.
Componendo in un’unica visione la religiosità, il cibo, la tradizione, il patrimonio culturale e naturale, la biodiversità e il paesaggio, il risultato è stato l’emergere di una qualità della vita, di un ambiente, di una ricchezza di biodiversità naturale e culturale, di un mondo arbëresh, la cui identità e la cui diversità si sono dimostrate grande simbolo di convivenza, di integrazione, di sostenibilità.
L’itinerario, il percorso, la visita e la offerta di eccellenze e di tipicità sono stati di grande e suggestivo impatto sia sugli abitanti sia sui visitatori. (continua)

Articolo pubblicato sulla rivista “Katundi Ynë”, Gennaio 2020, n. 165.

Scritto da: Annibale Formica | 2 settembre 2019

Serve una nuova resistenza

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Mantenere l’antico rapporto con la terra, che, come ritiene Rudolf Steiner, è «la più complessa opera d’arte che l’uomo continua a plasmare» e che, come si legge nel saggio di Remo Bodei e Sergio Givone sulla terza Beatitudine, con ispirazione al neoumanesimo di Hans Jonas, bisogna custodire, «opponendo, alla rapace violenza del dominio, la misura, la cura, insomma, la mitezza dell’ospite».

Per effetto dei cambiamenti climatici e delle così alte temperature, mai percepite a San Paolo Albanese, Shën Palji, il mio paese, a 848 metri s.l.m., dirimpetto al massiccio montuoso del Pollino, l’estate di quest’anno è stata dura persino qui.
Tutto avviene, mentre le più grandi foreste del pianeta Terra continuano a bruciare. Per mantenere attivo il corpo, per liberare la mente, per aprirla alle idee, per rinverdire la memoria, intanto, io faccio giornalmente lunghe camminate in campagna.
Nella sua rubrica settimanale su «il Venerdì», di qualche giorno fa, Umberto Galimberti sostiene la necessità di «una terapia delle idee». Spiega che «alla mente le idee piacciono» e nella vecchiaia bisogna coltivarle, non solo per ritardare il declino delle funzioni cerebrali come si è soliti ritenere, ma
perché rigirare le idee, smontarle, sostituirle, cambiarle, invece di lasciarle logorare e irrigidire nei luoghi comuni e nelle convenzioni, è il modo migliore per sentirsi vivi nella vecchiaia. (continua)

Articolo pubblicato sul sito “vglobale.it”, il 1 Settembre 2019.

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È stata una esperienza molto positiva quella che il “Festival del Cibo e delle Tradizioni”, questa estate, a Terranova di Pollino, in occasione della IX edizione del Palio del grano, mi ha consentito di condividere con gli abitanti del paese e con gli amici della Proloco e dell’Azienda Agricola “La Garavina”, della Comunità del Cibo e della Biodiversità, dell’Alsia, del Gal “La Cittadella del Sapere” e del Parco Nazionale del Pollino.
Ho avuto modo di sperimentare, da un osservatorio privilegiato, la promozione del territorio rurale, del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare dell’Area Sud della Basilicata, diventati veri protagonisti del futuro.
Le aree montane, come quelle del Parco Nazionale del Pollino, offrono, infatti, risorse pregiate uniche dal punto di vista culturale e ambientale grazie alla secolare interazione tra uomo e natura, che ne ha forgiato i territori e i paesaggi.
Mi sono avvicinato alle antiche pratiche agricole e pastorali, alle produzioni agroalimentari locali, alle tradizioni culturali, ai suoi saperi vecchi e nuovi, compresi quelli più creativi ed avanzati, in materia di cucina e di gastronomia. Ho seguito da presso, sul campo, in una escursione guidata, l’acquisizione partecipata di conoscenze scientifiche di emergenze naturalistiche di altissimo pregio nel “cuore del parco”. (continua)

Articolo pubblicato sul rivista “Agrifoglio”, n. 88, Agosto 2019.

Scritto da: Annibale Formica | 13 agosto 2019

Pollino, qualcosa più di un festival

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Il Palio del grano di Terranova di Pollino, edizione 2019, tra natura, cultura, biodiversità, cibo e tradizioni popolari. Dal 3 al 4 agosto in primo piano la cura del territorio, la difesa dell’ambiente, la tutela della biodiversità naturale e culturale, la valorizzazione delle comunità locali e delle loro identità.

È il programma di un viaggio sul Pollino; uno come quelli che nei secoli scorsi hanno attratto, da diversi paesi europei, tanti viaggiatori intellettuali, come Norman Douglas; un viaggio verso Terranova di Pollino, verso i paesi della Valle del Sarmento, nelle culture delle comunità che vi abitano, nel regno della Biodiversità, dove è ancora molto stretta l’alleanza tra agricoltura e paesaggio rurale, nelle tavole dei cibi sani, nei campi di grano.

C’è il richiamo ai campi coltivati a grano «carosella» nel cuore del Parco nazionale del Pollino, tra i patrimoni dell’Umanità: tra le rocce laviche di Timpa delle Murge, l’associazione abete-faggio di Cugno dell’Acero, il pino loricato di Serra di Crispo, di Serra delle Ciavole, di Serra Dolcedorme, di Monte Pollino e di Serra del Prete e la storia dell’evoluzione morfologica e vegetale, che si legge sui Piani del Pollino, avvenuta decine di miglia di anni fa, nell’ultima glaciazione. È stimolante associare questo viaggio all’idea del campo di grano nel centro di Milano, la installazione di arte contemporanea (land art) dell’americana Agnes Denes, in occasione di Expo 2015. (continua)

Articolo pubblicato sul sito “vglobale.it”, il 22 Luglio 2019.

Scritto da: Annibale Formica | 8 agosto 2019

La spesa in campagna, una buona abitudine.

Itinerari del gusto nelle comunità di Grassano, Rotondella e Tricarico

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Scritto da: Annibale Formica | 3 agosto 2019

La valorizzazione della biodiversità e del cibo

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Presentazione alla giornata nazionale della biodiversità agricola e alimentare, Irsina (MT), 20 Maggio 2019

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